Scandalo a scuola
Un articolo del '75 ci narra una vicenda di coraggioso attivismo omosessuale in un liceo romano e ci fa riflettere su come tutt'oggi l'educazione sessuale e sentimentale sia in ostaggio dei reazionari
di Giorgio Umberto Bozzo
Molto del nostro lavoro di ricerca sulla storia del movimento e della popolazione LGBTQIA+ del nostro paese ha a che vedere con la raccolta di testimonianze di coloro che hanno vissuto in prima persona gli avvenimenti che vengono narrati in questi articoli del blog, nel podcast e nei libri.
Da queste persone, spesso, recuperiamo anche fotografie, documenti, lettere e ritagli di giornale conservati come ricordo.
Ieri ho avuto l’occasione di scambiare qualche messaggio su Whatsapp con Roberto Polce, traduttore, docente universitario, fotogiornalista e autore di guide turistiche, che da qualche anno vive in Polonia.
A metà anni Settanta Roberto era un giovane liceale militante del Fuori! romano e fu protagonista di un coraggioso caso di attivismo omosessuale, che provocò reazioni a dir poco isteriche nel corpo docenti del Liceo-Ginnasio Pilo Albertelli di Roma.
La vicenda fu raccontata sulla rivista «Muzak», un mensile di musica e cultura molto popolare tra gli adolescenti del tempo (era nato nell’ottobre del 1973 e avrebbe terminato la pubblicazione nel 1975), molto vicino alla sinistra extraparlamentare e al nascente movimento del proletariato giovanile (vi consigliamo di andare a vedere nella pagina dedicata su Wikipedia quali incredibili giornalisti e collaboratori abbiano partecipato a questa esperienza editoriale).
L’articolo esce nel luglio del 1975 e lo riportiamo per intero.
SCANDALO A SCUOLA
Il Collettivo autonomo «Fuori!», rivendicando la natura politica della oppressione sessuale, ha incominciato la propaganda nelle scuole a Roma. Professori e presidi hanno gridato allo scandalo.
«Finora ci siamo autoridotti la bolletta del telefono, l’affitto, il biglietto dell'autobus: incominciamo a ridurre la paura, la repressione i sensi di colpa. Siamo omosessuali rivoluzionari, siamo felici di essere omosessuali».
Con queste parole, a caratteri cubitali su un cartellone davanti al liceo Pilo Albertelli, il Collettivo autonomo Fuori! di Roma, uscendo dall'isolamento del «privato» definitivamente ha iniziato alla fine di Maggio l'intervento politico fra gli studenti. La reazione non si è fatta attendere: presidi e professori, che avevano appena incominciato a sopportare l'insulto quotidiano della politica, dopo sei anni di lotte, scioperi, cortei, volantini e occupazioni, a questa nuova profanazione del tempio scolastico hanno diramato una circolare, in cui probabilmente in stato di shock, «esprimevano» inequivocabile deplorazione per i «contenuti osceni e blasfemi e per motivi espressi in forme indegne e volgari, ostentatamente e ipocritamente libertarie e rivoluzionarie».
È stato l'inizio di una crociata: un professore di religione ha accusato gli studenti del Fuori! di vilipendio, un altro li ha chiamati «depravati e delinquenti», un terzo, più direttamente, associando perversione e rivoluzione come comuni attentati alla normalità borghese, li ha inseguiti per i corridoi gridando «sporchi froci comunisti». La vicepreside ha minacciato di deferirli a tutti i possibili consigli previsti dai decreti delegati per la giusta punizione, mentre gli insegnanti progressisti scuotendo la testa, hanno continuato a criticare l'intemperanza di una lotta, secondo loro, prematura.
«Siamo stanchi di sentirci ripetere che non è ancora il momento, che la classe operaia, le masse, gli studenti non capirebbero, che possiamo al massimo chiedere commiserazione o pietà come malati innocenti», ha dichiarato un militante del Fuori!, riaffermando il diritto degli omosessuali alla politica, anche se le difficoltà da superare sono molte e molto profonde.
Gli studenti, infatti, aggrediti con un cartello murale in cui si invitavano «i 69 omosessuali presenti nella scuola» a uscire allo scoperto (il 10% della popolazione italiana non è eterosessuale, e da questo dato generale si è desunta la cifra, provocatoria nella sua precisione), hanno reagito con disorientamento: i ginnasiali, secondo il Fuori! «meno colonizzati dalla morale dominante», superata la prima sensazione, hanno dimostrato attenzione e interesse, i liceali, invece, alle prime reazioni goliardiche hanno saputo sostituire soltanto una curiosità un po' malsana, come chi si crede normale di fronte ai cancelli di un manicomio.
«Da tutta l'esperienza abbiamo ricavato un'indicazione precisa», ha detto Roberto Polce del Collettivo Autonomo Fuori!, «Combattere la morale fascista nelle scuole, prima che sia troppo tardi». A ottobre, puntuali, si ritroveranno davanti ai licei romani.
Chi è interessato a contattare il Coll. autonomo Fuori! di Roma che ha fatto l’intervento all'Albertelli, per ottenere notizie più dettagliate, materiali, informazioni, scriva a Roberto Polce - Fermo posta S. Silvestro
Nella pagina (vedi qui sopra) vi è una riproduzione fotografica della delibera del Collegio dei docenti del liceo, che riportiamo per intero.
LICEO-GINNASIO STATALE "PILO ALBERTELLI"
Prot.n. 709/Cp - Roma, 26 maggio 1975
Il Collegio dei docenti del Liceo Ginnasio “PILO ALBERTELLI" dopo aver trattato, in seduta plenaria straordinaria, della circolazione dei noti volantini diffusi a firma "Nucleo Albertelli del F.U.0.R.I." dopo ampia discussione, all’unanimità
esprime inequivocabile deplorazione per i contenuti osceni e blasfemi e per i motivi espressi in forme indegne e volgari, ostentatamente violente ed ipocritamente libertarie e rivoluzionarie;
fa appello alla piena, cosciente opera educativa dei genitori, cui, primi, compete l'attività formativa del giovani;
dichiara, cosciente della gravità del problema nei suoi significati sociali ed educativi, la propria disponibilità alla puntualizzazione del veri aspetti del problema medesimo, anche mediante la collaborazione di esperti qualificati (peraltro prevista dai Decreti Delegati);
delibera di portare la presente mozione a conoscenza dei Genitori, degli allievi e degli organi responsabili della Scuola.
Il Preside f.f.
Prof.ssa L**** P*******
In un’Italia che vede sempre più frequenti i tentativi di minare l’indipendenza educativa nei luoghi deputati all’educazione e all’apprendimento - vedi la famigerata risoluzione Sasso1, approvata dalla Commissione Cultura della Camera su iniziativa del deputato leghista Rossano Sasso o il recente caso dell’apertura di un’istruttoria da parte del Ministro dell’Educazione Anna Maria Bernini sul corso di “Teorie di genere e queer” del filosofo Federico Zappino all’Università di Sassari - un po’ commuove questa vicenda che arriva dal 1975.
Allora i ragazzi come Roberto lottavano per poter vedere riconosciuto il loro diritto all’espressione e all’esercizio di una consapevole sessualità, liberata da norme obsolete, ignoranza e pregiudizi.
Ci permettiamo, allontanandoci per un istante dall’ambito del racconto storico, qualche riflessione di carattere politico.
Sono passati quasi cinquant’anni, un lungo lasso di tempo in cui avevamo creduto che la gretta mentalità che riteneva l’educazione sentimentale e sessuale un’attività a solo ed esclusivo appannaggio della famiglia fosse ormai un imbarazzante ricordo del passato.
Non è così e la cosa più triste è che i gruppi ultraconservatori e ultracattolici ritengono che le loro opinioni oscurantiste non riguardino solo i loro figli, ma i figli di tutti, in palese spregio delle libertà acquisite con anni di battaglie.
L’informazione sentimentale e sessuale nelle scuole deve essere fatta da persone preparate sul piano della didattica, della psicologia e della medicina e deve essere la più ampia e inclusiva possibile.
L’eventuale diritto del genitore è quello di chiedere che questa non venga impartita al proprio figlio, eventualmente firmando una dichiarazione alla scuola, nello stesso modo in cui un genitore non credente chiede e ottiene un’attività alternativa all’ora di religione.
Pubblichiamo qui il testo della risoluzione Sasso:
La VII Commissione, premesso che:
le cronache riportano di iniziative divulgative organizzate nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado in cui le istituzioni scolastiche a volte vengono utilizzate come palco privilegiato per propagandare qualsiasi ideologia comprese quelle che attengono all’ideologia gender;
preoccupa, infatti, che in alcune istituzioni scolastiche si usi la battaglia contro le discriminazioni e l’intolleranza sessuale per sollecitare gli adolescenti a dare per acquisito il superamento del concetto di «binarismo sessuale» per accogliere quello di «spettro di genere», senza che sul tema ci sia stata una discussione aperta e condivisa con la pluralità delle associazioni dei genitori che devono essere sempre coinvolte al fine di garantire la libertà educativa dei genitori stessi e il pluralismo della scuola, la quale dovrebbe operare solo per rafforzare l’autostima degli studenti e il rispetto di sé e dell’altro evitando di mettere a repentaglio una crescita libera e consapevole degli adolescenti, poiché qualsiasi decisione in questo ambito attiene alla sfera delle relazioni sociali e dunque chiama in causa la libertà e pertanto anche la responsabilità di tutti coloro che entrano in rapporto con gli interessati;
la scuola non dovrebbe mai essere luogo di strumentalizzazione ma pur tenendo presente il dibattito sociale, politico e istituzionale dovrebbe essere sempre luogo di confronto e di circolazione delle idee nel rispetto delle sensibilità di tutti;
il Ministero dell’istruzione e del merito, già con circolare n. 1972 del 15 settembre 2015 aveva chiarito che «tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né le “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo», tuttavia occorre aiutare la comunità scolastica a dotarsi di strumenti utili ad affrontare il dibattito sulla sessualità e le sfide che emergono nell’attuale contesto educativo;
da ultimo Papa Francesco, a margine del suo intervento al convegno «Uomo- donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni » è tornato a stigmatizzare nuovamente l’ideologia gender come «pericolo» di oggi e ha annunciato di aver «chiesto di fare studi a proposito di questa brutta ideologia del nostro tempo» che «cancella le differenze e rende tutto uguale. Cancellare la differenza è cancellare l’umanità»,
impegna il Governo
a promuovere un adeguato confronto con tutti i soggetti interessati sulle tematiche dell’educazione affettiva e sessuale anche al fine di adottare linee guida valevoli per tutto il sistema nazionale d’istruzione che ribadiscano la necessità che lo spazio scolastico sia caratterizzato da un’adeguata neutralità, in qualsiasi forma di insegnamento scolastico e quindi assicurino che tutte le attività proposte nelle scuole del Paese rispondano a criteri di rispetto e di libertà che favoriscano la costruzione di un sapere critico per gli studenti escludendo che l’insegnamento scolastico venga utilizzato per propagandare tra i giovani, in modo unilaterale e acritico, modelli comportamentali ispirati alla cosiddetta «ideologia gender».
(7-00203) « Sasso, Amorese, Tassinari, Latini, Loizzo, Miele ».







